Sulle tracce del lupo
Fotografare la natura è stupendo, fotografare la fauna selvatica è ancora più bello, sempre che si faccia vedere.E si, perchè anche dietro ai più famosi scatti di Wildlife (vedi NATIONAL GEOGRAPHIC E CO.) si celano tante giornate di lavoro che vanno dalla preparazione all’appostamento per terminare con gli scatti e le stampe.Quello che rende straordinario il tutto è appunto la difficolta nel portare a casa le schede piene di roba.
E si sa che quando una cosa è difficile il più delle volte non ci si riesce, questo è capitato a me di recente.
Vi racconto: Eravamo partiti di pomeriggio alla volta del calssico giretto ad avvistamento io e il mio amico Giuseppe.Percorrevamo tranquillamente la strada che collega Scanno a Villeta Barrea con la classica velocità di chi non ha fretta di arrivare ma vuole solo scrutare per bene i boschi con la speranza di avvistare qualche animale.
Dopo i soliti cervi superato Passo Godi continuavamo a scendere verso Villetta Barrea con la quasi certezza di beccare i cervi al pascolo nel vicino campeggio.Il campeggio io lo chiamo “La Palestra” in quanto è spesso pieno di animali (cervi e cinghiali) e si lasciano avvicinare senza troppi problemi.Un buon campo scuola per giovani scattoni come me.
Ma prima di arrivare giù al paese scrutiamo da lontano una cosa in movimento, dai colori abbiamo subito pensato ad una volpe ma l’ incredibile smentita non si è fatta aspettare.E’ bastato fare qualche decina di metri con la macchina per accorgersi che non era una volpe qualla che avevamo li vicino ma bensì…. UN LUPO APPENNINICO!!!
E come al solito alla vista di questo stupendo e fugace animale rimaniamo quasi bloccati come a contemplare quanto fosse stupenda quella creatura che ci fissava.Il caso ha voluto che il lupastro era sul lato di Giuseppe che con freddezza imbraccia la telecamera e inizia a registrare.Io invece sono rimasto un pò inebetito, e da buon pirla, come da tradizione, avevo lasciato la macchina percheggiata nello zaino sul sedile posteriore e non avevo altro modo per raggiungerla se non quello di scendere. Con la paura di rovinare tutto apro la “SILENZIOSISSIMA” portiera della mia Panda, ma la ruggine ha avuto la meglio sulla mia accortezza, per cui appena sentito il cigolio il lupo ha messo la coda tra le gambe e se l’è data. Ora come potete immaginare abbiamo si la ripresa di un lupo ma io sono ancora qui a mangiarmi i gomiti.
L’occasione è del tipo che ti passa poche volte davanti e io me la sono fatta scappare.Ho ancora la foto idale in testa, col 400mm gli avrei fatto un primo piano (zampe anteriori e testa) con una luce rossa stupenda che filtrava dai pini…Grrr e vabbè ho rosicato…Però non ho mollato una volta tornato a casa avevo voglia di fotografarlo a tutti i costi per cui contatto Alex, fotografo romano conosciuto su un forum con cui condivido tutte le mie passioni, che mi ha accompagnato già in diverse uscite alcune molto fruttuose.Anche lui aveva già in mente una cosa del genere tanto che aveva già prenotato le ferie.
Era perfetto, avrebbe avuto tre giorni liberi tutti da dedicare al lupo.Preparato il classico KIT per le uscite mi metto a dormire.Il giorno seguente mi incontro di buon ora come d’accordo con Alex in un parcheggio, carichiamo la panda all’inverosimile e cominciamo l’avventura. Solo che, pensateci un attimo, penso che nessuno di voi abbia voglia di passare tre giorni ad aspettare un avvistamento fortuito dentro una macchina.Infatti non siamo stati fermi li ma ci siamo fatti diversi giretti, un pò per passare tempo e un pò per fare qualche scatto alle bellezze offerte dal parco.Il tempo però non era dei migliori, io difficilmente ricordo una piogga tale.In quei giorni tirava giù tanta di quell’acqua che le strade si trasformavano in veri e propri fiumi percorribili.La strada per Opi era un continuo di pozze d’acqua, i muri grondavano acqua da qualunque orifizio loro avessero, incredibile.Il bello è che in tutto il Kit del bravo fotografo mi ero dimenticato una cosa a dir poco fondamentale: le scarpe da trekking. O meglio le avevo, ma per sbaglio di mia madre (MAMMA OK, SEI PERDONATA), mi ritrovavo con gli scarponi di mio padre numero 42, dentro ci sarebbe entrato al massimo i 2/3 della fetta n° 46 che mi ritrovo.Per cui andavo in giro nell’acqua e nella neve con una paio di Nike da corsa che non sono proprio impermeabili, anzi.Dopo 10 minuti nella neve avevo già i piedi a bagno maria e pochi minuti dopo sono sceso a fotografare i cinghiali nella neve con tre strati di rotolone Regina al posto del calzini completamente zuppi.Ho rischiato l’ipotermia ma è stato divertente.Vabbè che “Sono le condizione peggiori a rendere le cose straordinarie” ma così era troppo. La mattina dopo per disperazione abbiamo parcheggiato la macchina dentro una stalla e abbiamo passato qualche ora lì.E vi assicuro che mangiare dentro quel posto non era per nulla gustoso.Comunque senza tirarla troppo per le lunghe, non ci siamo riusciti.
Dopo i tre giorni avrò riempito a sbafo gli hard disk con foto di cervi e cinghiali ma di lupi nemmeno l’ombra però possiamo dire di averci provato.Almeno quello…
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